Mario Monti: “Sono pronto a guidare chi accoglie la mia agenda”

Una sorta di manifesto quello del dimissionario Premier che ha parlato del superamento della crisi, della sfiducia al suo Governo e di Berlusconi.

di Simona Vitale 23 dicembre 2012 13:41

Molto attesa la conferenza stampa di Mario Monti, dopo giorni e giorni di ipotesi più o meno veritiere sul suo futuro politico, che ha esordito inneggiando all’orgoglio per i progressi realizzati dal Paese nel corso degli ultimi 13 mesi. Queste le parole di colui che ci ha guidato nel corso di quest’ultimo anno e che, com’è noto, ha presentato le sue irrevocabili dimissioni nella mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:

Mi ero presentato qui con diversi dei miei colleghi il 4 dicembre 2011 a pochi giorni dell’insediamento avevamo illustrato provvedimenti presi dal cdm e avevamo rappresentato il quadro periglioso nel quale si trovava il paese. Dopo un anno di lavoro posso dire che l’emergenza finanziaria è superata, gli italiani possono di nuovo essere cittadini d’Europa a testa alta. Non abbiamo usato la strettoia degli aiuti dell’Ue e del Fondo Monetario.

Il Premier ha poi rivolto uno speciale ringraziamento al Capo dello Stato:

A nome del governo e mio personale, al termine di quest’anno di lavoro intenso, devo ringraziare Napolitano. È stata una sua intuizione all’origine di questo governo, ed in tutti i passaggi difficili è sempre stato prodigo di discreti ed illuminanti consigli.

Monti non lascia andare nulla al caso e affronta le due questioni principali: la sfiducia di Alfano e l’attacco a Silvio Berlusconi, ormai apertamente sceso in campo.

Sulla sfiducia Monti ha detto:

Ho espresso il desiderio nostro di lavorare non solo per mettere in sicurezza l’economia ma per instaurare un clima di fiducia reciproca tra politica e cittadini. Questo atteggiamento di rispetto verso il Parlamento e le forze politiche ha sempre caratterizzato il nostro comportamento. Nessuno deve essere quindi sorpreso se il 7 dicembre, avendo visto l’intervento del segretario del Pdl Angelino Alfano, ne abbiamo tratto le conseguenze. Per noi le parole pesano, nella vita umana, civile, e credo che le parole del Parlamento debbano pesare ancora di più. Di questo devono essere coscienti coloro che pronunciano le parole e coloro che le ascoltano.

Su Berlusconi, invece, Monti ha espresso il suo chiaro pensiero:

Faccio fatica a seguire la linearità del suo pensiero. Verso di luiesprimo una parola di gratitudine e di sbigottimento. Togliere l’Imu? Una proposta bellissima e piena di attrattiva popolare. È bellissimo e allora io direi anche ridurre le tasse o reintrodure il concetto che le tasse significa mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ma se si farà senza altre grandissime operazioni di politica economica, chi verrà al governo un anno dopo dovrà mettere l’Imu doppia. Non bisogna svendere il futuro del Paese solo per farsi rieleggere. Compiacere i gruppi di interesse per acquisire consensi elettorali è la peggiore forma di voto di scambio.

Il punto focale del discorso, però, è quello riguardante l’eventualità di una sua candidatura per le prossime politiche:

Non mi schiero con nessuno ma la mia agenda è chiara ed è aperta a tutti per coalizioni ampie. Alle forze che manifesteranno adesione convinta e credibile all’agenda Monti, sono pronto a dare il mio apprezzamento, incoraggiamento e, se richiesto, anche la guida, e sono pronto ad assumere un giorno, se le circostanze lo volessero, responsabilità che mi venissero affidate dal Parlamento. Non sarò comunque candidato ad un particolare collegio, anche dovessi muovermi verso impegno politico. Sono senatore a vita. Se una o più forze politiche, con credibile adesione alla mia agenda, manifestasse il proposito di candidarmi a Presidente del Consiglio, valuterei la cosa. A nessuno si può impedire di fare questo e a nessuno diverso da me si può dare la decisione se io sarei disponibile o no. Verificate tante condizioni, sì. Il che è diverso da dare il nome ad altri.

Il capo dello Stato, dopo le consultazioni con i partiti e i presidenti di Camera e Senato, ovviamente, ha dovuto decretare lo scioglimento del Parlamento e firmare successivamente il decreto del Governo che fissa le elezioni anticipate al 24 e 25 febbraio.

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