Diaz, la Cassazione: “Massacro ingiustificabile, Italia screditata”

Depositate dalla Cassazione le motivazioni della sentenza: il blitz alla scuola fu deciso per riscattare l'immagine della polizia apparsa inerte al G8

di Luca Fiorucci 2 ottobre 2012 22:57
scuola Diaz -g8 Genova

Sono state depositate oggi le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione che il 5 luglio scorso ha condannato 25 poliziotti presenti durante l’irruzione alla scuola Diaz al G8 di Genova, nel luglio 2001. Tra questi, anche alcuni alti funzionari del Viminale, poi decaduti dai loro incarichi per via dell’interdizione dai pubblici uffici decisa dai giudici, come Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine, Gilberto Caldarozzi, capo del Servizio centrale operativo, Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi (ex Sisde), e Vincenzo Canterini, allora comandante del Reparto mobile di Roma, ma ormai in pensione.
Secondo i giudici della Suprema Corte, l’irruzione alla scuola Diaz fu “un massacro ingiustificabile“, “una pura esplosione di violenza“, laddove “la condotta violenta” della polizia ha “gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero“. Sempre per la Cassazione, l’irruzione alla scuola venne decisa inizialmente come una sorta di “riscatto di immagine” della polizia dopo che questa era apparsa inerte di fronte ai fatti di devastazione e saccheggio che avevano sconvolto Genova nei giorni del G8. Sembra che fu proprio l’allora capo della Polizia Gianni De Gennaro, mai indagato nel processo principale sui fatti della Diaz e assolto in un altro procedimento per induzione alla falsa testimonianza, a “esortare” i suoi funzionari ad “eseguire arresti.”

La gravità di quanto avvenuto starebbe soprattutto nel fatto che le violenze sono state perpetrate ai danni di persone palesemente inermi. Per questo si è “trattato di violenza non giustificata e punitiva, vendicativa e diretta all’umiliazione e alla sofferenza fisica e mentale delle vittime.” I poliziotti che fecero irruzione alla Diaz “si erano scagliati sui presenti, sia che dormissero, sia che stessero immobili con le mani alzate, colpendo tutti con i manganelli (detti tonfa) e con calci e pugni, sordi alle invocazioni di “non violenza” provenienti dalle vittime, alcune con i documenti in mano, pure insultate al grido di “bastardi” scrivono i giudici. Nella motivazioni della sentenza, si afferma inoltre che “la mancata indicazione, per via gerarchica, di ordini cui attenersi” si è tradotta “in una sorta di carta bianca, assicurata preventivamente e successivamente” all’operazione: in pratica, tutti erano liberi “di usare la forza ad libitum.”
Per i giudici, la violenza sconsiderata della polizia va attribuita soprattutto agli agenti del VII Nucleo Antisommossa del Reparto Mobile di Roma, al quale “era stata affidata la prima fase di “messa in sicurezza” della scuola“. La Cassazione riprende più volte l’espressione dell’allora capo del VII Nucleo, Michelangelo Fournier, che parlò di “macelleria messicana“. Per la Suprema Corte, infine, la “gravità” dei reati commessi dai funzionari di polizia legittima il “mancato riconoscimento delle attenuanti generiche” a favore degli imputati, mentre per il fatto che in Italia non esista il reato di tortura non si è potuta evitare la prescrizione per i reati di lesioni gravi.

Luca Fiorucci

16 condivisioni e commenti
Condividi e commenta!

Commenti