Ddl anticorruzione, è scontro sulla fiducia

Pd, Udc e Idv chiedono che il governo vi ricorra per l'approvazione del ddl anticorruzione. Il Pdl: "Non è necessaria", e propone emendamento "anti-Batman"

di Luca Fiorucci 27 settembre 2012 23:06
Paola Severino

E’ ancora scontro all’interno dei partiti sul ddl anticorruzione. Pd, Udc e Idv vorrebbero che si accelereri e che il governo metta la fiducia sul disegno di legge, mentre il Pdl frena sostenendo che non è necessario. Per il ministro della Giustizia Paola Severino, “è prematuro parlarne“. Per il presidente della Commissione Giustizia al Senato Filippo Berselli, del Pdl, il testo dovrebbe arrivare nell’aula di Palazzo Madama entro il 15 ottobre, quindi “non c’è alcun motivo per porre la fiducia“, ha detto. Secondo il segretario del Pd Bersani, il governo può riuscire a portare a termine il ddl anticorruzione: “Si è capito chi non lo vuole, bisogna vedere se il sistema si arrende alla volonta di qualcuno, io spero di no” ha affermato.
Dello stesso avviso Pierferdinando Casini dell’Udc, che ha dichiarato: “Il governo metta la fiducia su anticorruzione, apparirà chiaro chi contrasta la legge e chi vuole vararla.” Per l’Idv, la lotta alla corruzione va fatta con l’introduzione del reato di autoriciclaggio, il ripristino del falso in bilancio, “intervenendo su incandidabilità e decadenza dei corrotti da ruoli di rappresentanza politica elettiva, inasprendo le pene, bloccando la corrosione della prescrizione e, soprattutto, mantenendo fermo il reato di concussione per induzione che ora vogliono togliere” hanno affermato il leader Antonio Di Pietro e il senatore Luigi Li Gotti.

Il Pdl ha intanto presentato un emendamento al disegno di legge per evitare altri “casi Fiorito”, il capogruppo del Pdl coinvolto nello scandalo che ha portato alle dimissioni l’ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Il testo, ribattezzato “emendamento anti-Batman“, come era il soprannome del capogruppo Fiorito, prevede che il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che usufruisce di contributi pubblici “indebitamente per finalità diverse o se ne appropria” venga punito con la reclusione da due a sei anni. Il segretario del Pdl Angelino Alfano ha spiegato che tale norma è stata pensata “per colpire severamente tutti coloro che, avendo la disponibilità di contributi pubblici, li utilizzano per finalità diverse rispetto alle attività per le quali erano stati erogati o a fini esclusivamente privatistici.”
Il presidente della Commissione affari costituzionali Carlo Vizzini ha presentato due emendamenti al ddl anticorruzione. Con il primo viene aggravato il reato di scambio elettorale politico mafioso estendendo la pena già prevista a chi ottiene voti dando la disponibilità a soddisfare interessi mafiosi. Con il secondo, verrebbe introdotto il reato di “autoriciclaggio”. Vizzini ha spiegato: “Si tratta di fattispecie non previste dal ddl anticorruzione ma frutto di un impegno assunto già da tempo da tutti i gruppi parlamentari”.

Luca Fiorucci

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