Da 12 anni in stato vegetativo, risponde ai dottori

È accaduto in Canada, dove un uomo di 39 anni in stato vegetativo ha risposto ad alcune domande dei medici.

di Elena Arrisico 14 novembre 2012 13:07

Scott Routley, un uomo canadese di 39 anni che si trova in stato vegetativo da 12 lunghi anni, è stato in grado di rispondere ad alcune domande poste dai dottori che lo seguono; a dare la notizia sono stati la BBC ed il quotidiano The Independent.

Il 39enne – che si trova in queste condizioni da quando ha avuto un incidente – sarebbe, infatti, stato in grado di riferire ai dottori che non prova alcun dolore fisico. Apparentemente, però, Routley non è cosciente e non è neanche nelle condizioni di rispondere verbalmente o gesticolando in qualche modo. Come ha risposto, dunque? I dottori hanno sottoposto l’uomo ad una risonanza magnetica funzionale, che è riuscita a registrare delle variazioni di ossigeno in determinate aree del cervello, a seconda della risposta che il 39enne avrebbe provato a dare.

La notizia è stata data da Adrian Owen, scienziato inglese della Cambridge University che lavora presso il Brain and Mind Institute della Western Ontario University, in Canada. Owen ha rivelato la scoperta durante una trasmissione della BBC:

Scott è riuscito a mostrare di essere cosciente, una mente pensante. Lo abbiamo sottoposto all’esame più volte e il pattern della sua attività cerebrale dimostra che lui stava chiaramente scegliendo di rispondere alle nostre domande. Riteniamo che lui sappia chi è e dove si trova“.

Durante uno studio del 2010 – pubblicato sul New England Journal of Medicine – si provò a fare un simile esperimento su 54 pazienti in stato vegetativo, ai quali fu chiesto di immaginare di giocare a tennis per rispondere “” e di essere nella propria casa per dire “no“: 5 di queste persone furono capaci di rispondere. Dunque, questo tipo di studio non è una novità, ma soltanto adesso si è avuto un esito positivo e chiaro dell’esperimento e di come condurlo correttamente.

Morten Overgaard, della Cognitive Neuroscience Research Unit della Aalborg University danese, ha spiegato che occorre restare cauti sulla questione, in quanto i pazienti potrebbero aver ricevuto una diagnosi sbagliata ed essere, invece, in uno stato di “coscienza minima“. Le ricerche e gli studi in merito hanno, quindi, bisogno ancora di tempo, ma è senza alcun dubbio un passo importante che apre uno spiraglio di luce su un altro aspetto della mente umana.

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