Cucchi, condanna per i medici, assoluzione per agenti e infermieri

I medici condannati a due anni di reclusione per omicidio colposo e, in un caso, falso ideologico. La sorella Ilaria: "Questa è una giustizia ingiusta".

di Luca Fiorucci 6 giugno 2013 6:05

E’ stata emessa ieri pomeriggio nell’aula bunker di Rebibbia la sentenza di primo grado per l’uccisione di Stefano Cucchi: sei medici sono stati condannati a due anni di reclusione per omicidio colposo e, in un caso, falso ideologico, sei tra infermieri e guardie penitenziarie sono stati assolti per non aver commesso il fatto, per tutti la pena è sospesa. Cucchi, 31 anni, era stato arrestato il 15 ottobre 2009 a Roma per droga e morto una settimana dopo al Reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini. Disposto anche un risarcimento complessivo di 320 mila euro. Le pene sono state notevolmente ridotte rispetto alle richieste dell’accusa, che aveva chiesto condanne tra i sei anni e otto mesi e i cinque anni e mezzo per i medici e 4 anni per gli infermieri, contestando sia a medici che infermieri il reato di abbandono di incapace, e due anni per gli agenti penitenziari.

La lettura della sentenza è stata accompagnata dalle urla del pubblico, che gridava “Vergogna” e “assassini” all’indirizzo degli imputati. In lacrime anche la sorella Ilaria, che si è sempre battuta per la verità sulla morte di Stefano, e ha dichiarato:

“Io non mi arrendo, questa è una giustizia ingiusta. I medici dovranno fare i conti con la loro coscienza, ma mio fratello non sarebbe mai morto senza quel pestaggio. Si tratta di una pena ridicola rispetto a una vita umana. Sapevamo che nessuna sentenza ci avrebbe dato soddisfazione e restituito Stefano ma calpestare mio fratello e la verità così… non me l’aspettavo”.

La madre, Rita Calore, ha affermato invece: “Me l’hanno ucciso un’altra volta, ma noi andremo avanti“. Il padre Giovanni ha aggiunto: “E’ una sentenza inaccettabile, proseguiremo“. Duro anche il commento di Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi: “Tre anni fa avevo previsto questo momento. Questo è un fallimento dello Stato, perchè considerare che Stefano Cucchi è morto per colpa medica è un insulto alla sua memoria e a questa famiglia che ha sopportato tanto. E’ un insulto alla stessa giustizia“. Il pm Vincenzo Barba ha lasciato intravedere la possibilità di un ricorso della Procura contro l’assoluzione dei poliziotti penitenziari: “L’assoluzione dei tre agenti penitenziari non ci lascia soddisfatti e sarà oggetto di nostra valutazione. La Corte ha invece confermato, come ha sempre sostenuto la procura sin dall’inizio, che la morte di Stefano Cucchi è dovuta all’incuria dei medici; poco importa che sia cambiato il reato“.

Opposta, chiaramente, la reazione di uno degli agenti penitenziari assolti, Nicola Minichini, per il quale “E’ la fine di un incubo, la giustizia ha trionfato“. Corrado Oliviero, uno degli avvocati dei poliziotti penitenziari, accusa la stampa di essere stata schierata a priori con i familiari della vittima: “E’ stato restituito ai tre agenti di polizia penitenziaria l’onore che una stampa sempre pronta ai “desiderata” della famiglia Cucchi aveva profondamente offeso” ha affermato. In aula erano presenti anche i familari di persone morte in casi simili, come Lucia Uva, sorella di Giuseppe, morto nel 2008 all’ospedale di Varese dopo essere stato fermato dai carabinieri.

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