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Come parlare con se stessi può potenziare il cervello

La ricerca ha dimostrato in quali casi il discorso auto-diretto può aiutare la percezione e il pensiero.

di Simona Vitale 24 aprile 2012 16:39
Donna guarda raffigurazione di un cervello

Parlare a te stesso potrebbe anche significare che non sei pazzo, ma semplicemente trattarsi di un qualcosa di davvero benefico per il pensiero e la percezione, secondo quanto detto da alcuni ricercatori. La gente spesso parla a se stessa, e la maggior parte di essa lo fa ogni pochi giorni su base oraria. Sebbene questo borbottare da soli possa sembrare irrazionale, ricerche precedenti hanno dimostrato che il discorso auto-diretto può aiutare il comportamento dei bambini, con questi ultimi spesso sorpresi a parlare da soli nel corso di attività come quella di legarsi le scarpe, come se aiutasse la concentrazione.

Per vedere se parlasse a se stessi potrebbe anche aiutare gli adulti, gli psicologi hanno condotto esperimenti con soggetti volontari cercando degli elementi specifici. Questo lavoro è stato in parte ispirato proprio dal ricercatore, mentre parlava a se stesso. “Io spesso mormoro tra me e me quando cerco qualcosa negli scaffali frigoriferi o al supermercato”, ha detto il ricercatore Gary Lupyan, uno psicologo cognitivo dell‘University of Wisconsin-Madison. In un esperimento, sono state mostrate ai volontario 20 foto di oggetti vari, chiedendo loro di cercarne uno specifico, come una banana. Nella metà dei processi, i partecipanti sono stati invitati a dire più volte che cosa stavano cercando ad alta voce a se stessi, negli altri, invece, sono stati invitati a rimanere in silenzio. I ricercatori hanno scoperto che il discorso auto-diretto ha aiutato le persone a trovare gli oggetti più velocemente (da circa 50 a 100 millisecondi), mentre il tempo medio degli altri partecipanti  è stato da 1,2 a 2 secondi.

“Il risultato generale da portare a casa è che il linguaggio non è solo un sistema di comunicazione, ma ritengo che possa aumentare la percezione“, ha dichiarato Lupyan a LiveScience. In un altro esperimento, i volontari hanno svolto un compito della spesa virtuale in cui hanno visto le foto di oggetti che si trovano comunemente sugli scaffali dei supermercati ed è stato chiesto loro di trovare tutte le istanze di un particolare elemento, come ad esempio Jell-O, il più rapidamente possibile. I risultati sono stati più complessi:  c’è stato un vantaggio nel pronunciare il nome di un elemento solo quando i volontari hanno cercato oggetti familiari. Per esempio, dire “Coke” ha aiutato nella ricerca della Coca-Cola, ma pronunciando il meno familiare “Stick Speed”, la ricerca del deodorante stick è stata più lenta.

“Parlare a te stesso non è sempre utile, se un oggetto non mio è familiare, pronunciare il suo nome può anche non avere alcun effetto o addirittura rallentare il processo di individuazione” ha detto Lupyan che aggiunge: “Se, d’altra parte, si sa che le banane sono gialle e hanno una forma particolare, dicendo banana, si stanno attivando queste proprietà visive del cervello per aiutarvi a trovarle”. Il possibile futuro lavoro potrebbe essere quello di eseguire la scansione del cervello nel tempo stesso in cui vengono condotti questi esperimenti, per vedere quali circuiti cerebrali sono coinvolti, Lupyan suggerito. Lupyan e il suo collega Daniel Swingley hanno dettagliato i loro risultati on-line il 10 aprile sul Quarterly Journal of Experimental Psychology.

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