Uomo muore per 40 minuti, riportato in vita con una nuova tecnica

Colin Fiedler è stato rianimato grazie ad una nuova procedura di rianimazione che si serve dell'Auto-Pulse. Vediamo di cosa si tratta.

di Simona Vitale 15 maggio 2013 11:05

Un uomo australiano, clinicamente morto per 40 minuti, è stato riportato in vita grazie ad una relativamente nuova procedura di rianimazione cardiopolmonare

Colin Fiedler, 39enne di Dandenong, nella regione di Victoria, era stato dichiarato morto presso il The Alfred Hospital nel giugno scorso dopo aver subito un attacco di cuore, secondo il quotidiano australiano Herald Sun. I medici sono riusciti a rianimarlo con l’uso di una nuova tecnica di rianimazione cardio-polmonare chiamata “AutoPulse“, insieme ad un’altra macchina cuore-polmone portatile che ha permesso al sangue e all’ossigeno di scorrere ai suoi organi vitali.

Fiedler è uno dei sette pazienti con arresto cardiaco trattati in Australia con questa nuova tecnica ed uno dei 3 ad essere sopravvissuto dopo essere stato dichiarato morto dai 40 ai 60 minuti, ha fatto notare l‘Herald Sun.

L’Auto-Pulse non è certamente invasiva; è una pompa di supporto cardiaco che muove più sangue in tutto il corpo delle normali compressioni manuali, secondo il fornitore Zoll. Commercializzata nel 2003, il personale medico di emergenza (EMT) ha discusso dell’utilità del dispositivo per anni.

“Mantiene la pressione toracica continua e più vicina al livello terapeutico” ha scritto David Silvia sul ProCPR Blog nel 2009. “Ci aiuta a somministrare i farmaci. E non ci sono interruzioni nella procedura di rianimazione polmonare perché si possono somministrare i farmaci mentre è ancora in esecuzione”. 

Questo ha cambiato il nostro modo di lavorare con un incidente arresto cardiaco“, ha aggiunto Nathan Jaqua, un EMT di base e studente “Usiamo le stesse competenze, ma cambia l’intera atmosfera”.

La US National Center for Biotechnology Information (NCBI) ha condotto uno studio sugli effetti della AutoPulse nei casi di rianimazioni cardiache effettuate fuori dagli ospedali nel 2010. Dopo aver esaminato la risposta dei 29 pazienti, l’NCBI ha concluso che l’AutoPulse ha causato un maggiore aumento della pressione diastolica, rispetto alle compressioni toraciche manuali. Il dipartimento ha aggiunto che questo dispositivo è “promettente” e potrebbe essere utile come efficace strategia di cura.

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