Chiama un uomo “babbuino”, condannato dalla Cassazione

La V sezione penale, con sentenza n°44966, ha convalidato una condanna per ingiuria nei confronti di un 50enne, reo di aver offeso il suo vicino di casa.

di Simona Vitale 27 dicembre 2012 20:00

Dare del barbagianni o del babbuino a qualcuno è un reato. Questo è stato stabilito dalla Corte di Cassazione a cui non è piaciuto l’accostamento uomo-animale. La Cassazione ha pertanto condannato per diffamazione un uomo che aveva definito “babbuino, barbagianni” il suo vicino di casa, reo, secondo lui, di voler costruire un’abitazione abusiva accanto alla sua casa.

Appioppare dunque degli epiteti evocativi di animali alle persone diventa pericoloso dinanzi alla legge. La Cassazione ha sentenziato che gli animali:

Hanno una obiettiva valenza denigratoria in quanto, assimilando un essere umano ad un animale, ne negano qualsiasi dignità in un processo di reificazione e di assimilazione ad una ‘res’ comunemante ritenuta disgustosa o comunque di disumanizzazione.

La V sezione penale, con sentenza  n°44966, ha convalidato quindi una condanna per ingiuria nei confronti di un 50enne di CastrovillariGiuseppe V., colpevole, nell’aver tentato di tutelare i propri diritti di territorio, di essersi rivolto a Leonardo B. chiamandolo ‘babbuino‘, ‘barbagianni‘.

Immediatamente l’uomo era stato querelato ma il giudice di pace di Castrovillari aveva assolto  Giuseppe V. da ogni accusa per la particolare tenuità del fatto. La condanna per ingiuria è arrivata in secondo grado dal Tribunale di Castrovillari nell’aprile 2011.

Il ricorso in Cassazione per chiedere clemenza si è rivelato del tutto inutile, così come inutile è stato il tentativo di sostenere che gli epiteti utilizzati non erano idonei a ledere l’onore del querelante, dal momento che il suo sfogo era indirizzato esclusivamente a tutelare le sue proprietà da una costruzione che sarebbe sorta nei pressi della sua abitazione e intorno alla quale aleggiava il sospetto di abusività. La Corte ha però respinto il ricorso e ha ribadito che gli epiteti evocativi di animali hanno una obiettiva valenza denigratoria. Il signor Giuseppe pertanto dovrà anche risarcire il danno patito dalla persona querelata per l’accostamento non certo lusinghiero e gradito con un animale.

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