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Cassazione: “Se il cane uccide, il padrone è un assassino”

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La Cassazione ha respinto il ricorso di un uomo che era stato condannato per omicidio colposo per la morte di due persone aggredite e uccise dai suoi due pitbull.

di Massimiliano Dramis 2 gennaio 2012 11:19

Pitbull dogs bark during the Prague Pitb

“Se i cani uccidono, il padrone è il killer”.  La cassazione ha così sentenziato convalidando la condanna per duplice omicidio colposo nei confronti di un quarantenne pugliese colpevole di non avere custodito i suoi due pitbull che avevano aggredito due uomini provocandone la morte.

La sentenza fa riferimento all’aggressione di due pitbull nella campagna di San Pietro Vernotico ai danni di due uomini il 15 aprile 2002. “Non può essere messo in discussione che la morte dei due uomini è riconducibile  ai due cani di proprietà del ricorrente”. La Quarta sezione  penale ha così dichiarato inammissibile il ricorso dell’uomo che era già stato condannato per duplice omicidio colposo dalla Corte d’appello di Lecce, nell’ottobre 2010.

L’uomo sosteneva che non poteva essere a lui attribuita la responsabilità della morte dei due uomini visto che nella notte ignoti che avrebbero tentato un furto della sua auto avevano lasciato il cancello della villa aperto, favorendo così l’uscita dei due feroci cani.

Il padrone dei due cani è colpevole “per la mancata adozione delle cautele e sussistente il rapporto di causalità tra la sua condotta e l’evento verificatosi”.  Convalidando la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso, la Quarta sezione penale ha motivato la sentenza per “la presenza sul corpo delle vittime di plurime lesioni da morsi di cane in punti vitali e le concordi testimonianze delle persone, compresi i carabinieri intervenuti sul posto, che hanno assistito alla parte finale dell’aggressione, quando gli animali stavano ancora infierendo” sui due malcapitati”.

La Corte Suprema, aggiunge che nella valutazione dei fatti è stato valutato “l’atteggiamento palesemente aggressivo tenuto dai cani quando, che rifugiatisi nell’abitazione dell’imputato, dopo il fatto, manifestarono palese aggressività anche nei confronti di chiunque tentasse di avvicinarsi a loro, compreso il padrone”. 

Inoltre, riguardo il presunto tentativo di furto da parte di ignoti, la Suprema Corte si limita a rilevare che il proprietario dei cani, presentatosi dai carabinieri per denunciare la scomparsa dei cani, “non aveva fatto alcun cenno” del fatto.

La condanna per duplice omicidio colposo, comunque, non è stata ancora quantificata nei tempi. Difatti nella sentenza non si specifica l’entità della pena inflitta alla parte in causa ma l’articolo 589 del codice penale prevede una condanna che può arrivare fino a dodici anni

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