Caso Marò, ambasciatore italiano trattenuto in India ma lui si oppone

Fonti qualificate spiegano che a New Delhi l'attività diplomatica dell'ambasciata italiana è regolare, ma il caso Mancini è su tutti i giornali esteri.

di Stefania Calabrese 15 marzo 2013 12:07

La Corte Suprema indiana, in seguito alla comunicazione della Farnesina di non far ripartire i due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ha imposto all’ambasciatore italiano Daniele Mancini di non lasciare il Paese in mancanza di una propria autorizzazione.

Da fonti locali, citate dal sito dell’emittente indiana Ibn Cnn, si apprende che Mancini si sarebbe rifiutato di accettare il divieto. Tuttavia il Ministero dell’Interno indiano ha inviato oggi una notifica a tutti gli aeroporti del Paese avvertendo della restrizione relativa all’ambasciatore italiano firmata dal presidente del massimo tribunale, Altamas Kabir.

Secondo le autorità, Mancini ha violato una dichiarazione giurata offerta alla Corte Suprema a garanzia del rientro dei due Marò accusati di aver ucciso dei pescatori indiani scambiati per pirati, che era previsto per il 22 marzo. Il 19 marzo l’ambasciatore italiano dovrà quindi presentarsi in udienza per affrontare la difficile questione e spiegare le ragioni della decisione del governo italiano di trattenere in patria i fucilieri di Marina.

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