Cannabis e cocaina? Ecco gli effetti che hanno sul cervello

Lo studio è stato presentato durante il congresso internazionale "Addiction: new evidence from neuroimaging and brain stimulation", tenutosi a Verona.

di Elena Arrisico 15 novembre 2012 11:52

La cocaina e la cannabis hanno qualcosa in comune, secondo quanto scoperto grazie ad un recente studio tutto italiano. La prima sostanza è uno stupefacente – che si ricava dalle foglie della Erythroxylum Coca, una pianta originaria del Sud America – che agisce sul sistema nervoso, mentre la seconda contiene sostanze psicoattive stupefacenti, che rendono la pianta da cui deriva illegale in molti paesi del mondo.

Cosa hanno in comune, allora? Entrambe agiscono sulla corteccia prefrontale, cioè un’area del nostro cervello che si occupa dei processi di decisione e di pianificazione. A quanto pare, la scoperta è stata fatta solo da poco tempo e a dichiararlo è stato un team di esperti italiani del Dipartimento per le Politiche Antidroga (DPA).

Lo studio è stato condotto da Giovanni Serpelloni – capo del DPA – il quale ha spiegato come le analisi di risonanza magnetica cerebrale dimostrino che avviene un’attivazione significativa della corteccia cerebrale in quelle persone che non riescono a resistere alla tentazione di assumere della cocaina. Stessa cosa è accaduta anche a chi fa uso di marijuana che, però, ha dimostrato di avere in più anche dei problemi di memorizzazione e di apprendimento, nonché una riduzione nello spessore della corteccia.

La significativa attivazione di questa zona del cervello, invece, non avviene in quei soggetti che non fanno uso di droghe, leggere o pesanti che siano. Durante il terzo congresso internazionale “Addiction: new evidence from neuroimaging and brain stimulation“, tenutosi a Verona, si è discusso della questione:

L’uso di droga influisce direttamente sulla corteccia prefrontale, allontanando la capacità decisionale dell’individuo“.

Ha commentato Serpelloni. Ma quali vantaggi porterebbe tale scoperta? Secondo gli studiosi, si aprirebbero nuove possibilità circa la prevenzione dell’uso di droghe, in quanto la comprensione dei meccanismi che si attivano nel nostro cervello – prima, durante e dopo l’assunzione – potrebbe facilitare il percorso verso nuove scoperte volte a combatterne la dipendenza.

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