Cani addestrati a trovare i malati di cancro

Il progetto è stato presentato nel corso del 19esimo Congresso Nazionale degli Urologi, a Genova.

di Elena Arrisico 21 settembre 2012 11:29

L’intenzione è quella di rendere il migliore amico dell’uomo un collaboratore per i medici nella diagnosi dei tumori e, nello specifico, di quello alla prostata. Il progetto è stato presentato nel corso del 19esimo Congresso Nazionale degli Urologi, a Genova, tuttora in corso.

Lo studio è appena partito ed è condotto da Gianluigi Taverna – dell’Istituto Clinico Humanitas – in collaborazione con il tenente colonnello Lorenzo Tidu – del Centro Militare Veterinario dell’esercito – e patrocinato dallo Stato Maggiore della Difesa.

I veterinari sono già al lavoro e stanno addestrando due cani – un pastore tedesco ed un pastore belga – a riconoscere i reperti delle persone malate di cancro e ad ignorare quelli dei soggetti sani: “L’obiettivo finale è quello di capire quale sia l’elemento riconosciuto dall’animale per potere così creare una sorta di “naso artificiale”, uno strumento da laboratorio da usare ovunque“, ha spiegato il dottor Taverna. Come funziona lo studio, lo spiega ancora il dottore su Repubblica:

L’urina degli uomini malati ha un odore particolare e specifico che cani addestrati sono in grado di percepire e riconoscere. I primi studi risalgono al 1996 e, grazie all’esperienza di diversi ricercatori, le osservazioni sono oggi solide scientificamente e molto incoraggianti. I cani addestrati in questo studio sono quelli usati nella ricerca delle mine e per le loro caratteristiche hanno dimostrato di avere un successo del 100 per cento“.

Un progetto che potrebbe fare del cane, ancora una volta, il migliore amico dell’uomo:

Questi animali, attraverso un addestramento basato su sistemi a rinforzo positivo e tramite il clicker training, saranno in grado di individuare tramite l’olfatto i campioni urinari provenienti da soggetti affetti da tumore prostatico e segnalarli all’addestratore; mentre dovranno ignorare i campioni di controllo, ossia quelli provenienti da uomini sani“.

Conclude il tenente colonnello Tidu. Per la ricerca, saranno impegnati circa un migliaio di pazienti e volontari del centro Humanitas.

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