Cancellieri, Renzi: “Si dimetta”. D’Alema: “Se indagata lasci”

Diversi esponenti del Pd hanno chiesto le dimissioni del ministro. Civati vuole presentare una sua mozione di sfiducia, prima che si discuta quella del M5S.

di Luca Fiorucci 18 novembre 2013 15:21
Matteo Renzi

In vista del voto parlamentare, mercoledì 20, sulla mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle nei confronti del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri per il suo coinvolgimento nella scarcerazione di Giulia Ligresti, sono sempre più insistenti le richieste di dimissioni del Guardasigilli. Dal Pd, infatti, il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha attaccato ieri, durante la trasmissione “Che tempo che fa”: ““Con le sue telefonate ai Ligresti sembra che la legge non sia più uguale per tutti. Quindi prima delle votazioni sulle mozioni sarà lei stessa a dover fare un passo”. Per Renzi, qualora la Cancellieri non dovesse rassegnare le dimissioni prima di mercoledì, “sarà il gruppo a dover prendere una decisione collegiale. E in caso di addio del titolare della Giustizia non credo che il governo rischi nulla”.

Un altro candidato alla segreteria del Pd, Pippo Civati, ha annunciato di voler presentare una sua mozione di sfiducia verso il ministro: “Presenterò un testo all’assemblea dei parlamentari democratici prevista per martedì. Il Pd dice di non poter sfiduciare il ministro perchè non si può votare la mozione del Movimento 5 Stelle, segnalo che ne possiamo presentare una noi” ha scritto sul suo blog. La sua collega di partito Laura Puppato si è detta d’accordo con Civati sul fatto che la mozione di sfiducia “la deve presentare e votare il Pd”, che, ha aggiunto, “deve uscire dall’equivoco e lo devono fare Enrico Letta, il segretario Epifani e anche gli altri tre candidati alle primarie”. Un altro esponente democratico, il viceministro dell’Economia Stefano Fassina, pur concordando sul fatto che la Cancellieri debba “valutare attentamente il da farsi“, ha però polemizzato con Civati, che, ha affermato, “deve ricordarsi che fa parte di un partito e che decisioni così rilevanti vanno prese assieme“.

Sulla questione è intervenuto anche Massimo D’Alema, che ha prima sostenuto che “la Cancellieri non ha fatto nulla di scorretto, semmai ‘è illegale la pubblicazione dei tabulati di telefonate private tra lei e altre persone non indagate”, ma poi ha aggiunto che, se il ministro dovesse finire sotto inchiesta, “si crea un problema di opportunità. Questa novità cambierebbe lo scenario e richiederebbe al ministro Cancellieri un atto di responsabilità”. I magistrati torinesi dovranno infatti decidere nelle prossime ore se iscrivere la Cancellieri nel registro degli indagati con l’accusa di “false informazioni al pubblico ministero” o trasferire per competenza territoriale il fascicolo alla procura di Roma.

Il Guardasigilli, infatti, sentita lo scorso 22 agosto dal pm Nessi in merito alle sue telefonate con i Ligresti, non avrebbe parlato della conversazione del giorno prima con Antonino Ligresti, della quale il magistrato ancora non era a conoscenza. Secondo il Financial Times, la Cancellieri potrebbe decidere già nelle prossime ore di dimettersi, nonostante lei, fino a ieri, abbia ribadito di non pensare a questa ipotesi, a meno che non glielo chiedano direttamente Letta o Napolitano. Il centrodestra, per ora, è compatto nel difendere il Guardasigilli, ma persino Mario Monti, ex leader del suo partito Scelta Civica, ha affermato che “alcune telefonate del ministro sono state inopportune”.

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