Campidoglio, anche Tutino si sfila per il Bilancio. Raggi: “Presto il nome”

Il consigliere della Corte dei Conti ha ritirato la sua disponibilità all'incarico, spiegando di esser stato "sottoposto a esami surreali". Grillo chiede ai suoi il "silenzio stampa" su Roma.

di Luca Fiorucci 28 settembre 2016 10:54
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E’ ancora caos nella giunta capitolina, senza assessore al Bilancio dal primo settembre, quando Marcello Minenna ha rassegnato le dimissioni da tale incarico. Martedì, infatti, anche il consigliere della Corte dei Conti Salvatore Tutino ha ritirato la sua disponibilità ad occupare quella poltrona, spiegando: Da diversi giorni sono sulla graticola sottoposto a esami surreali. Sono diventato oggetto di una contesa in cui, più che i curricula, contano le illazioni e dove la falsità e le beghe di una certa politica fanno aggio su professionalità e impegno. Gli attacchi, del tutto ingiustificati, da parte di esponenti della forza politica che dovrà sostenere le scelte della giunta, minano alla base ogni possibilità di un proficuo lavoro”. Tutino ha inoltre evidenziato il problema delle divisioni all’interno del Movimento 5 Stelle romano, spiegando: “Il primo che si alza batte un colpo, e anche le persone animate da buone intenzioni, e serie come la Raggi, se non sono messe nelle migliori condizioni non possono fare molto”. La sindaca di Roma Virginia Raggi, da parte sua, ha cercato di minimizzare, spiegando: “Era una delle persone che stavamo esaminando, ma il nome arriverà presto“.

Intanto, però, non manca molto alla scadenza per l’approvazione del Bilancio preventivo, che deve essere varato entro il 15-20 ottobre. Il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, invece, ha invitato i suoi al silenzio stampa sulle vicende romane, scrivendo su Twitter: “Ringrazio di cuore tutti i portavoce M5S che non faranno né dichiarazioni né interviste su Roma nei prossimi giorni. Grazie di cuore a tutti”. Prima di Tutino, la Raggi aveva indicato come possibile assessore al Bilancio l’ex procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio Raffaele De Dominicis, per poi annunciare, appreso che questi era indagato per abuso d’ufficio: “In base ai requisiti previsti dal M5S non può più assumere l’incarico”. Era stato Roberto Fico, uno degli esponenti di punta del Movimento, l’ultimo ad attaccare l’economista, appena il 25 settembre, spiegando in un’intervista a “La Stampa” che sul nuovo assessore al Bilancio “deve scegliere Virginia, ma su quella persona noi abbiamo fatto delle interrogazioni parlamentari, atti motivati e scritti che è bene che un sindaco 5 stelle valuti prima di decidere“.

Carla Ruocco, il giorno seguente, aveva affermato invece: “Sugli assessori come su altro, noi avevamo proposto tutti assieme un’idea del governo della città, condivisa. Ma il sindaco è Raggi, decida lei e poi, qualunque cosa succeda, si assuma le sue responsabilità“. Furono proprio Fico e la Ruocco, assieme ad Alessandro Di Battista, a fare, nel 2013, un‘interrogazione parlamentare su Tutino, che sarebbe stato nominato consigliere della Corte dei Conti dal governo Letta, assieme ad altre quattro persone, subito prima dell’entrata in vigore della legge di Stabilità che fissava un tetto di 300mila euro al cumulo di pensioni, vitalizi e stipendi pubblici, in modo da aggirare tale limite, e Di Battista, all’epoca, scrisse in proposito un lungo post su Facebook, in cui definiva i cinque giudici appena nominati “esponenti della casta“.

Intanto la sindaca, martedì, ha parlato della questione delle Olimpiadi in audizione in commissione Beni Culturali al Senato, spiegando: “Non c’è alcun tipo di sostenibilità per questi eventi. Evidenze storiche ci dimostrano come gli investimenti che tanto il Cio quanto i governi quanto le città dovevano sostenere per ospitare le Olimpiadi non erano mai ripagati dai ricavi né contribuivano ad avere un legato futuro a beneficio della città“. Sempre martedì, il gip Nicola Di Grazia ha disposto, come chiesto dalla procura, l’archiviazione dell’inchiesta sulla consulenza fornita dalla Raggi alla Asl di Civitavecchia nel 2014, per la quale era stata indagata per falso ideologico per non aver indicato, quando era consigliera comunale, l’incarico e il compenso.

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