Bimbo mandato al manicomio per “salvare” suora accusata di pedofilia

La storia viene alla luce grazie ad un comunicato del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani e di Pronto Soccorso Famiglia.

di Simona Vitale 21 maggio 2013 15:08

Terribile storia quella della quale ci giunge notizia da Brescia dove una mamma ha contattato i membri del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani e di Pronto Soccorso Famiglia in quanto il figlio, di soli 7 anni, è stato coattivamente ricoverato nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Brescia. Il bambino ha denunciato un episodio di pedofilia nei confronti di una suora di un asilo della città lombarda e l’avvocato Francesco Miraglia ha oggi ha depositato il mandato per riaprire il caso e tentare di restituire il bambino alla sua famiglia.

Il bambino ha riportato, con particolari decisamente dettagliati, gli abusi sessuali che gli sono stati inflitti dalla suora in questione. Come si evince dal comunicato firmato dal vicepresidente Silvio De Fanti:

La mamma a quel punto si è rivolta alle istituzioni ma il bambino non stato creduto, e soprattutto non sono state avviate le procedure standard volte ad iniziare le indagini e a proteggere il minore.

Il bimbo è stato allontanato da casa, attribuendo ciò a ragioni familiari. Prosegue il comunicato:

Alla fine Gianni (nome di fantasia) è stato allontanato dalla famiglia ed è stato ricoverato in una casa famiglia. Le istituzioni invece di cogliere le ovvie motivazioni dello stato del bambino, lo hanno trasferito in un reparto di psichiatria con un “grave disturbo esplosivo del comportamento e dell’umore”, “sedandolo pesantemente con un potente antipsicotico.

Il Comitato ha anche accusato i medici dell’ospedale civile di Brescia di aver somministrato ai bambini dei farmaci non adatti alla sua età. Secondo i professionisti dell’ospedale di Brescia il bambino presenterebbe una “disorganizzazione del pensiero” e andrebbe per questo trasferito in una struttura psichiatrica per minori. Tuttavia, il Comitato denuncia che tale struttura “accoglie pre-adolescenti e adolescenti, maschi e femmine, di norma tra i 12 e i 18 anni, con eventuale possibilità di anticipo a 8 anni, sulla base di specifici bisogni clinici o sociali. Quindi non è neppure adatta per un bambino di soli 7 anni”.

Viene anche fatto sapere, sempre per mezzo del comunicato che, il Comitato “continuerà la battaglia per questo piccolo con tutti i mezzi e in tutte le sedi possibili finché non sarà fatta luce su tutta la vicenda e il bambino non sarà restituito alla sua vita normale”.

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