Animalisti come i nazisti, Federfauna inventa il “premio Hitler”

I vincitori del premio, alla sua prima edizione, verranno annunciati la prossima settimana. L'associazione; "Nulla di pesante, vogliamo fare cultura".

di Stefania Calabrese 15 novembre 2012 23:39

Federfauna, l’associazione che difende cacciatori, allevatori e commercianti di animali, ha deciso di intitolare un nuovo premio al crudele dittatore Adolf Hitler, da assegnare provocatoriamente agli animalisti.
Massimiliano Filippi, segretario generale di Federfauna, non ha dubbi: “Gli animalisti sono come i nazisti. Non a caso la prima legge animalista la fece il regime nazista nel 1933”.
In effetti Hitler era notoriamente vegetariano e nutriva un amore folle per il suo cane, Blondi, un pastore tedesco con cui condivise addirittura gli ultimi attimi di vita, nel bunker dove il Fuhrer si era rifugiato per sfuggire alle truppe americane.

La prima legge animalista fu varata dal dittatore tedesco esattamente il 24 novembre 1933 ed è per questo che Federfauna ha scelto proprio questa data per consegnare il provocatorio premio agli animalisti che si sono particolarmente distinti per la loro attività.

“Qui in Emilia-Romagna – ha argomentato Massimiliano Filippi – dei circhi che avevano già ottenuto tutti i permessi e in cui lavoravano decine di persone sono stati costretti a chiudere da delle ordinanze sindacali perché gli ambientalisti avevano protestato. Sarebbe un po’ come chiudere una banca per rapina”.

Il “premio Hitler” nasce così, da un misto di provocazione e rivalsa.

“Finalmente – ha sottolineato infatti il segretario generale di Federfauna – anche noi allevatori possiamo fare sentire la nostra voce. Noi siamo i primi a voler rispettare i diritti degli animali, perché un animale che sta bene vive meglio e produce di più. Ma l’animale dev’essere funzionale all’uomo. Vanno mantenute le dovute proporzioni, altrimenti si sconfina nell’ideologia”.

Per Federfauna, tuttavia, l’idea di associare uno dei più efferati assassini della storia dell’uomo a coloro che difendono i diritti degli animali è un modo come un altro per “fare cultura”.

“È un’iniziativa ironica, nulla di pesante. – ha commentato Sandra Manzi, responsabile dell’ufficio stampa dell’associazione cara ai cacciatori – Noi non prendiamo le parti di Hitler, ci mancherebbe. Vogliamo però fare una trasposizione tra nazismo e animalismo. Il nostro premio si basa su riferimenti storici precisi”.

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