Alfano: “Severino, no a retroattività”. Santanchè contro Napolitano

L'esponente Pdl aveva definito il capo dello Stato "traditore". I capigruppo Pdl Schifani e Brunetta hanno spiegato che si tratta di "valutazioni personali".

di Luca Fiorucci 21 ottobre 2013 10:19
Angelino Alfano

Dopo che la Corte d’Appello di Milano, sabato, ha ricalcolato in due anni l’interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi, il segretario del Pdl Angelino Alfano, intervenendo al Tg1 nella serata di domenica, è ritornato sulla questione della retroattività della legge Severino, affermando:

“Noi siamo fortemente contrari a questa impostazione retroattiva e speriamo davvero che il Parlamento e il Partito Democratico correggano la propria impostazione. Oggi la questione centrale è l’enorme sproporzione, la inaccettabile sproporzione tra i due anni stabiliti dai giudici di Milamo e i sei previsti dalla legge Severino. Come si fa ad applicare una legge così afflittiva in modo retroattivo?”

Ma a scatenare la polemica, ieri, sono state soprattutto le dichiarazioni di Daniela Santanchè, “falco” del Pdl, che, nel corso della trasmissione “L’Arena” su Raiuno, ha attaccato duramente il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dicendo: “In Italia ci sono dei traditori, il primo è il Pd perchè è venuto meno ai patti. Poi c’è il presidente della Repubblica, che sta facendo il suo secondo mandato perchè lo ha proposto Silvio Berlusconi, ma la pacificazione di cui aveva parlato non c’è. Napolitano ha tradito e non ritengo che fare il secondo mandato sia un sacrificio“. La Santanchè ha spiegato inoltre di aver votato a suo tempo per Napolitano, ma che oggi non lo rivoterebbe, “perchè la pacificazione promessa non c’è“, e ritiene che il capo dello Stato “deve mantenere la parola data: essere arbitro della Costituzione e non un giocatore.

Nello stesso Pdl, i capigruppo alla Camera e al Senato, Renato Schifani e Renato Brunetta, hanno preso immediatamente le distanze dalla collega di partito, con una nota congiunta in cui hanno spiegato che le sue “gravi affermazioni” non sono “condivise dai parlamentari Pdl, ma si tratterebbe di “valutazioni personali. Fabrizio Cicchitto ha sottolineato di non condividere minimamente le parole della “pitonessa”, spiegando poi: “La nozione stessa di traditore in politica fa parte di un repertorio staliniano non accettabile nei confronti di alcuno”. Il ministro Lupi, “colomba” del Pdl, oltre a stigmatizzare come “gravi e inaccettabili” le dichiarazioni della Santanchè, ha anche voluto mettere in guardia i “falchi” del partito dal fare simili affermazioni, che, ha spiegato, “documentano purtroppo il tipo di partito che noi non vogliamo che il Pdl divenga”.

Molto dura anche la presa di posizione del Pd nei confronti dell’esponente Pdl, al punto che i tre deputati Michele Anzaldi, Federico Gelli ed Ernesto Magorno hanno chiesto che la presidente della Camera Laura Boldrini valuti se non siamo di fronte ad un caso di vilipendio delle istituzioni”. La Santanchè, però, non ha minimamente ritrattato le sue dichiarazioni, ed ha invece contrattaccato: “Mi fa paura che dei parlamentari tentino di reprimere e soffocare la libertà di espressione. Ribadisco quanto detto su Napolitano, che non ritengo un insulto, ma un giudizio politico che rientra pienamente nel mio ruolo di parlamentare”.

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