Hillary Clinton: “C’è Al Qaida dietro l’attacco di Bengasi”

L'Assemblea Generale Onu sulla pace in Medio Oriente pone l'attenzione su Maghreb e Sahel, dove si registra una forte presenza di gruppi vicini ad Al Qaida.

di Stefania Calabrese 27 settembre 2012 11:06

Per la prima volta dall’inizio delle indagini, il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha citato la più pericolosa organizzazione terroristica del fondamentalismo islamico quale probabile mandante dell’assalto all’ambasciata statunitense di Bengasi, che è costata la vita al diplomatico Christopher Stevens e ad altri tre americani.
Nel corso di un incontro a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Hillary Clinton ha spiegato infatti che gli analisti non ritengono si sia trattato di un episodio spontaneo, ma di un attacco volontario e premeditato, pertanto si sta indagando su gruppi paramilitari nordafricani legati ad Al Qaida, non solo in territorio libico ma anche nei Paesi limitrofi.

”Grazie ad una aumentata libertà di manovra – ha dichiarato il segretario di Stato – i terroristi stanno cercando di estendere la loro rete in molte direzioni e stanno lavorando con altri gruppi violenti per minare la transizione democratica in atto nel Nord Africa, come abbiamo tragicamente visto a Bengasi”.

Fra i temi affrontati dall’Assemblea Generale Onu, figurava appunto all’ordine del giorno quello della sicurezza nelle regioni del Maghreb e del Sahel, regioni in cui si sta verificando un drammatico aumento della presenza di gruppi dell’estremismo islamico.
Durante il proprio intervento, il presidente dello Yemen Abdrabu Mansour Hadi, in riferimento all’ondata di collera suscitata dal film su Maometto giudicato blasfemo dal mondo islamico, ha invocato nuove leggi internazionali per prevenire abusi relativi alla libertà di espressione, sottolineando che, nonostante Al Qaida sia molto più debole oggi rispetto al passato, determinate provocazioni possono spingere parte della popolazione a supportare il movimento per rabbia.
“Dovrebbero essere posti limiti alla libertà di espressione, soprattutto se questa costituisce una bestemmia alla fede delle Nazioni”, ha affermato il presidente dello Yemen, pur precisando che l’istigazione alla violenza è contraria ai valori della religione islamica.
Lo stesso Hadi, in occasione del 50° anniversario della repubblica yemenita aveva offerto un “dialogo condizionato” ai gruppi paramilitari islamici e in particolare ad Al Qaida, puntualizzando però che “Al Qaida deve mettere da parte le armi e pentirsi delle idee estremiste lontane dall’Islam”.

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