Aggirate le misure contro i regimi orientali dai mercantili russi

Mentre l'occidente tenta di contenere la violenza che sembra propagarsi sempre più nei regimi dell'oriente islamico c'è chi, come la Russia, sembra volerne approfittare ad ogni costo.

di Vincenzo Avagnale 20 gennaio 2012 8:42

Damasco e Teheran non reggerebbero altrettanto bene ed a lungo se le misure imposte a Onu ed Unione Europea fossero rispettate in toto; infatti oltre agli armamenti, che sono alla base di questi regimi dittatoriali ed autocratici, mancherebbero anche beni di prima necessità come ortaggi e cereali che questi paesi non riescono a produrre in patria.

Caso vuole che da quando queste misure sono state decise ed approvate all’enorme calo delle vendite di Stati Uniti ed Unione Europea, sia invece stato registrato un enorme aumento dell’export fra le ex repubbliche sovietiche, Russia in testa, e queste nazioni ostracizzate.

Se da un lato alcune aziende tentano almeno di salvare le apparenze e parlano di “dati sopravvalutati“, ci sono invece anche quelli, come il gigante dell’export russo Rosoborenexport, che non ne fa mistero e parla di eccezionali ricavi grazie agli embarghi promossi da Onu ed Unione Europea.

A sollevare i sospetti era stato il transito continuo di navi russe, come il cargo avvistato nelle acque internazionali antistanti a quelle di Cipro, che si sarebbero dirette verso il porto siriano di Tarsus. Il cargo sarebbe riuscito in tal modo ad evitare i controlli delle forze internazionali, che sospettano ora più che mai che in realtà quello fosse un carico di armi per Damasco.

Il caso non sarebbe affatto isolato, anzi, sono ormai mesi che le autorità dell’Onu denunciano una commistione fra Cipro e Mosca per il commercio di armamenti verso paesi ostracizzati come Siria ed Iran. Secche le smentite dai rappresentanti di questi paesi, che hanno sempre sostenuto che i carichi di queste navi fossero sempre di generi alimentari o medici

A dimostrare tali traffici illeciti non ci sarebbero solo queste manovre sospette dei mercantili russi, ma anche una comunicazione serrata, scovata dal Dipartimento di Stato americano, fra le Guardie della Rivoluzione iraniane, i consiglieri più stretti di Bashar Assad e diverse figure legate allo spionaggio russo.

Un doppio gioco pericoloso quello di Mosca, che ufficialmente condanna le violenze, ma non partecipa all’embargo per ragioni di “diplomazia” e che poi contemporaneamente e sfacciatamente fornisce a quei paesi propri i mezzi necessari a praticarle.

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