Bimbo dimenticato nello scuolabus: entra in asilo dopo 4 ore

La terribile disavventura di un bambino di soli quattro anni, dimenticato nel pullman dai dipendenti dello scuolabus che tutte le mattine lo prelevano da casa per portarlo all'asilo. Dopo quattro ore, il minore è stato portato a scuola. La vicenda sarà risolta per vie legali.

di Daniela Caruso 10 novembre 2011 16:49

Dimenticato per quattro ore nello scuolabus. Questo quanto accaduto ad un bambino di soli quattro anni residente a Teramo. Dopo questa esperienza il piccolo è stato sottoposto all’assistenza di una psicologa. Arrabbiati e sdegnati i genitori del bambino che hanno assunto un avvocato per portare la questione in Tribunale. La vicenda si è svolta venerdì scorso. Il bus è arrivato, come di consueto, a prelevare il piccolo da casa sua per condurlo a scuola, alle 9 in punto.

Tutti gli scolaretti a bordo del pullman scolastico sono stati portati a scuola, mentre il piccolo è rimasto ‘parcheggiato’ sul bus fino alle ore 13,30, ora in cui i dipendenti del consorzio che gestisce il trasporto scolastico si sono accorti che all’interno del veicolo c’era rimasto un bambino. Fortunatamente il bambino non si è allontanato ed è rimasto per tutta la mattinata seduto nel bus, che era parcheggiato in un campo sportivo: ha cercato di attirare l’attenzione di qualche adulto, suonando solamente il clacson, senza, però, avere successo.

Le maestre d’asilo hanno avvisato subito la famiglia del fatto che il bambino è entrato nell’asilo all’una e mezza, visibilmente sotto shock, come confermato anche la madre che immediatamente si è recata all’asilo per andarlo a prendere. L’avvocato Roberto Antenucci, che ora difende la famiglia del bambino, ha dichiarato che “Il fatto riferito, che dovrà essere accertato dalle autorità competenti nelle sue esatte modalità di accadimento” e capire a chi va attribuito la responsabilità dell’accaduto e le negligenze del caso, sottolineando che “Se fosse accaduto in una giornata di caldo, le conseguenze sarebbero potute essere ben più drammatiche”.

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