Elezioni, Antimafia: 14 gli “impresentabili”, tutti nelle liste civiche

La Commissione ha vagliato 3275 candidati di tredici comuni: solo a Battipaglia (Salerno) vi sono sette "impresentabili", a Roma quattro per il sesto municipio e uno per il consiglio comunale.

di Luca Fiorucci 1 giugno 2016 5:25

Sono quattordici, e fanno tutti parte di liste civiche, i candidati alle elezioni comunali del 5 giugno ritenuti “impresentabili” dalla Commissione Antimafia, che ne ha vagliati 3275, di cui 2200 solo a Roma, in base all’incandidabilità, all’ineleggibilità e al rispetto del codice della commissione di autoregolamentazione. Poiché però “non potevamo prendere in esame 150mila candidati”, ha spiegato la presidente della Commissione Rosy Bindi, sono state analizzate solamente le candidature di tredici comuni, sciolti per mafia, che hanno avuto una commissione d’accesso negli ultimi tre anni o che vanno al voto in seguito ad uno scioglimento per la mafia. La Bindi ha inoltre dichiarato: “Che le liste civiche fatte nei comuni presi in esame siano un varco per le mafie è indubbio. Conosciamo anche liste civiche come capacità di riscatto, non vogliamo certo col nostro lavoro delegittimare tentativi che ci sono, ma il cento per cento di liste civiche in quasi tutti i comuni sciolti per mafia, qualcosa vorranno dire“.

Solo a Battipaglia, comune in provincia di Salerno, vi sono ben sette candidati “impresentabili”: si tratta di Carmine Fasano (lista “Azione Civica”), Daniela Minniti (lista “Battipaglia popolare”), Lucio Carrara (lista “Battipaglia con cuore), Francesco Procida (lista “Speranza per Battipaglia”), Bartolomeo D’Apuzzo (lista “Battipaglia a testa alta”) e Demetrio Landi (“Moderati per Battipaglia). Tre di loro hanno condanne per reati relativi a traffico e cessione di stupefacenti, due per bancarotta fraudolenta, uno per rapina e uno per riciclaggio, e tutti quanti avrebbero presentato false autocertificazioni. Sempre nel comune campano, Giuseppe Del Percio, della lista “Battipaglia-la città che verrà”, ha una condanna in primo grado a dieci mesi per violazione delle norme sulla droga, e ora ha presentato ricorso in appello, ma comunque, se eletto, rischia la sospensione in base alla legge Severino. A Roma, invece, vi è un solo candidato al Consiglio comunale considerato “impresentabile”: si tratta di Mattia Marchetti, della lista Lega Centro con Giovanni Salvini, nei cui confronti, a novembre, inizierà il processo per tentata estorsione e che perciò non è in linea con il Codice di autoregolamentazione della Commissione Antimafia.

Vi sono però quattro “impresentabili” fra i candidati per il sesto municipio della Capitale: si tratta di Antonio Carone, della lista “Viva l’Italia con Tiziana Meloni”, che ha ben otto condanne definitive, la principale delle quali a due anni e mezzo per ricettazione, poi Domenico Schioppa, della lista “Iorio sindaco”, condannato in primo grado a due anni e quattro mesi per detenzione di armi, che, se eletto, andrebbe sospeso in base alla Severino, e Antonio Giugliano e Fernando Vendetti, entrambi della lista “Storace-Marchini sindaco”, condannati il primo a due anni e mezzo per vari reati, fra cui la tentata estorsione, e il secondo ad un anno e mezzo sempre per tentata estorsione, che hanno fatto tutti e due ricorso in appello ma sono comunque incandidabili per aver violato il codice di autoregolamentazione.

Nella relazione della Commissione Antimafia si fa inoltre presente che, fra i candidati a sindaco di Roma, ve ne è uno che, nel dicembre 2013, è stato arrestato in flagranza per furto aggravato: non ne viene precisato il nome, ma si fa presto a dedurre che si tratta del vicepresidente di Casapound Simone Di Stefano, condannato a tre mesi per aver portato via la bandiera dell’Unione Europea durante un blitz nella sede romana dell’Ue, che comunque non è impresentabile perché il furto non rientra fra i reati previsti dal codice di autoregolamentazione, mentre la legge Severino prende in considerazione solo le condanne superiori ai due anni. Infine, a San Sostene (Catanzaro), Alessandro Codispoti, candidato al consiglio comunale per “Legalità e libertà”, ha una condanna in appello a quattro anni per droga e, se eletto, rischia di essere sospeso secondo la legge Severino, mentre a Scalea (Cosenza), Carmelo Bagnato, della lista “Per la tua città”, ha una condanna definitiva a due anni per bancarotta fraudolenta.

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