Gli accordi sul nucleare in Iran e la difficile pace in Medio Oriente

La recente storia dell'Iran è stata raramente una storia di pace. I recenti trattati sul nucleare civile aprono le prime speranze, ma permangono forti timori.

di Luca Fiorucci 7 aprile 2015 1:00
Gli avvenimenti recenti che stanno cambiando la situazione politica del Medio Oriente e dell’Africa del nord, con la nascita del tutto imprevedibile del Califfato dell’ISIS, stanno mutando equilibri consolidati, come la posizione strategica dell’Iran. La storia del nucleare ad uso civile in Iran è cominciata già da alcuni decenni e nasce in primo luogo dall’esigenza dei paesi grandi produttori di petrolio, di investire il surplus delle esportazioni per prepararsi a quando i prodotti petroliferi saranno alla fine. Questa esigenza è sentita anche dai paesi della penisola araba e basta pensare a Dubai ed all’attività finanziaria degli Emirati Arabi del Golfo per rendersene conto.
Investire però nel nucleare pone un grave problema, perché il passaggio dall’uso civile a quello militare ( la costruzione della bomba) è una possibilità sempre presente e relativamente facile. L‘Iran è un paese di 77.000 milioni di abitanti, con una superficie grande cinque volte l’Italia, un PIL assoluto  (oltre 700 miliardi di dollari nel 2012, ultimo dato certo) e pil/abitante ( oltre 9000 dollari) che lo colloca tra i paesi di grandezza economica medio-grande del mondo, all’incirca come la Turchia. La sua storia, di antica civiltà, dopo la cacciata dello Scià, è stata turbolenta con una guerra durata otto anni dal 1980, dopo l’aggressione subita dall’Iraq di Saddam Hussein, che, sbagliando i calcoli, aveva pensato, con una vittoria facile, di impadronirsi di immense riserve di petrolio.
Nemico storico dell’Iran, paese musulmano sciita, è Israele in primo luogo, del quale il governo iraniano ha preconizzato la distruzione, ed i paesi sunniti come in primo luogo l’Arabia Saudita. La presenza recente dell’ISIS, sunnita, ha fatto comprendere come la guerra in atto, da questi proclamata, sia sì contro i Cristiani, ma in realtà in primo luogo è una guerra interna all’Islam in particolare contro gli Sciiti.
 Gli Stati Uniti sono tradizionali alleati dell’Arabia Saudita e, naturalmente di Israele, ma il recente pericolo dell’ISIS ha rivalutato l’Iran sciita, nemico dell’ISIS. Quindi Arabia Saudita filo ISIS, anche se naturalmente non può manifestarlo apertamente, Iran nemico dell’ISIS ma anche dell’Occidente. Insomma un intreccio di interessi di nemici storici che divengono alleati contro altri ex nemici ora di fatto alleati.
Tornando all’Iran, ha accolto con manifestazioni di gioia l’inizio degli accordi per lo sblocco (molto graduale, lungo e parziale) del nucleare civile, di cui probabilmente alla gente comune del paese importa poco, ma importa invece molto lo sblocco delle sanzioni commerciali, che vogliono dire rilancio dell’economia ( anche dell’Italia di cui l’Iran è tra i primi importatori-esportatori). Tutto bene? No, rimane il problema di un Israele fortemente avverso, che chiede che l’Iran si rassegni definitivamente all’esistenza di Israele stessa, richiesta che, essendo basata sulla sopravvivenza di una nazione, sembra ragionevole. L’Iran, a questo punto, porrà però la condizione che Israele accetti l’esistenza dello Stato di Palestina, cioè la coesistenza di due stati in un territorio particolarmente ristretto

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