Expo, Maroni: “Rischiamo di non farcela”. Renzi: “Basta pessimisti”

Per il governatore lombardo, si rischia di non finire i lavori per l'inaugurazione del 1 maggio 2015, e il governo deve approvare presto il decreto sull'Expo.

di Luca Fiorucci 11 giugno 2014 4:10
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E’ scontro sull’Expo fra il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, che ha lanciato l’allarme sui possibili ritardi per l’esposizione universale, e il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Per il governatore lombardo, infatti, i lavori dell’Expo rischiano di non essere finiti entro l’inaugurazione del primo maggio 2015: Rischiamo di andare oltre il 30 aprile senza aver completato le opere” ha detto, chiedendo al governo di “darsi una mossa, altrimenti Expo è bloccata, i lavori sono bloccati e francamente non trovo motivo“. Piccata la risposta del premier da Shanghai: “Piuttosto che sollevare polemiche sterili, Maroni rifletta sulle responsabilità della Lombardia ha detto, parlando inoltre di “professionisti del pessimismo”

Maroni, infatti, vorrebbe che, dopo l’inchiesta della Procura di Milano sugli appalti per la manifestazione, il governo approvasse il decreto sull’Expo, che affida poteri di controllo al presidente dell’authority anticorruzione Raffaele Cantone, che era atteso in Consiglio dei ministri la scorsa settimana, ma è poi slittato. Anche il vicepresidente del Csm Michele Vietti ha osservato in proposito che, a quaranta giorni dai primi arresti dell’inchiesta Expo, “sarebbe bene passare dalle parole ai fatti”. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha assicurato che il decreto andrà in consiglio dei ministri venerdì prossimo, ed ha poi attaccato il governatore lombardo: “Credo che Maroni debba star tranquillo. Magari se si fosse agitato prima, forse più occhi avrebbero potuto evitare di mandare Cantone dopo”.

Il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina ha invece invitato “il presidente Maroni a non fare polemiche inutili” e “a concentrarsi sulle cose da fare”. Per il ministro dell’Interno Angelino Alfano, invece, “non possiamo essere il Paese che realizza il grandioso risultato di consegnare opere incompiute o connotate dalla corruzione”. Quanto allo stato dei cantieri, vi sono difficoltà economiche per la Pedemontana, le linee della metropolitana milanese archiviate (la M6), rinviate (la M4) o che saranno pronte solo in parte (la M5), e sono a rischio le opere viarie Zara-Expo e Rho-Monza. Per non fallire l’obiettivo, la Regione Lombardia ha inoltrato al governo una serie di richieste legate ad alcune di queste infrastrutture, ancora in attesa di risposta. Quanto al sito espositivo, Expo ha già assegnato le gare più importanti di tipo infrastrutturale.

Mancano però gli appalti riguardanti i servizi, sui quali Cantone dovrebbe essere chiamato a vigilare. Riguardo all’inchiesta, intanto, i pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio hanno dato parere negativo alle istanze di scarcerazione avanzate dai legali di Angelo Paris, ex manager di Expo, e dell’imprenditore Enrico Maltuaro, arrestati più di un mese fa assieme ai presunti organizzatori della “cupola”, ovverosia l’ex funzionario Pci Primo Greganti, l’ex parlamentare Dc Gianstefano Frigerio e l’ex senatore Pdl Luigi Grillo. Paris e Maltuaro hanno reso ampie confessioni e fornito riscontri all’impianto accusatorio, ma gli inquirenti hanno negato la scarcerazione perchè vi sarebbero ancora elementi da chiarire e alcune risposte non li avrebbero convinti, soprattutto riguardo alla presunta gara truccata per le “architetture di servizi” dell’Expo.

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