Renzi presenta il suo “Job act”: “Meno tasse per chi crea lavoro”

Fra i punti del piano del segretario del Pd, un nuovo codice del lavoro, un contratto di inserimento a tempo indeterminato e un assegno per chi perde il posto.

di Luca Fiorucci 9 gennaio 2014 4:04
Matteo Renzi

Il segretario del Pd Matteo Renzi ha anticipato in serata, nella sua E-news, alcuni punti del suo “Job act”, il piano per il lavoro che presenterà ufficialmente il 16 gennaio alla direzione del partito, e che dovrebbe essere anche al centro dell’incontro odierno con il premier Enrico Letta. Si tratta, ha spiegato Renzi, di “un documento aperto che diventerà entro un mese un vero e proprio documento tecnico”. che per il Pd può essere “uno strumento utile per aiutare il Paese a ripartire. Diversi i punti del piano. Innanzitutto, si prevede la presentazione, entro otto mesi, di un nuovo codice del lavoro che comprenda e semplifichi le norme già esistenti e sia ben comprensibile anche all’estero. Per il segretario democratico, bisogna ridurre le tipologie contrattuali, oltre 40, che, ha spiegato, “hanno prodotto uno spezzatino insostenibile”.

Si vuole inoltre andare verso “un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti“, e il piano prevede poi un assegno per chi perde il lavoro,anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, a condizione che si segua un corso di formazione professionale e non si rifiutino nuove offerte di lavoro, e l’abolizione della figura di dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico. Si vuole poi introdurre una legge sulla rappresentanza sindacale sul modello tedesco, con la presenza di rappresentanti eletti dai lavoratori nei consigli d’amministrazione delle grandi aziende, e costituire un’agenzia unica federale “che coordini e indirizzi i centri per l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali”.

E’ previsto quindi l’obbligo di rendicontazione online per i fondi pubblici stanziati per la formazione professionale, e la riduzione del 10% del costo dell’energia per le aziende, soprattutto per le piccole imprese, e un taglio delle tasse alle aziende che producono lavoro. Verrebbe inoltre abolito l’obbligo di iscrizione alle Camere di commercio e’introdotto invece l‘obbligo di trasparenza per amministrazioni pubbliche, partiti e sindacati, che dovranno pubblicare online ogni entrata e uscita, Si propone poi un “intervento di semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica”, e un piano industriale specifico per sette settori: cultura, turismo, agricoltura e cibo; Made in Italy; Ict; Green Economy; Nuovo Welfare; edilizia; manifattura.

Renzi ha poi rilanciato la sua proposta di superamento del bicameralismo, spiegando che chiederà ai senatori del Pd di presentare il disegno di legge costituzionale per trasformare il Senato in Camera delle Autonomie, e ha ripreso la proposta del supplemento della domenica del Sole 24 ore di “coinvolgere il mondo della cultura in questo organismo”, a patto però, ha aggiunto, “che non sia elettivo e sia invece un incarico gratuito”. Il segretario ha poi cercato di frenare le polemiche sui suoi presunti incontri con Berlusconi per la legge elettorale: “Mi dicono: ma vedrai Berlusconi? E Grillo? E Alfano? Sono pronto ad incontrare tutti, purchè si chiuda su una cosa che serva agli italiani” ha scritto.

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