Bacio lesbo in piazza, carabiniere: “Che schifo, andate via”

Pronta la replica del Gay Project, che, in una nota del suo presidente Imma Battaglia, ha duramente condannato l'ignoranza omofobica dell'agente in questione.

di Simona Vitale 24 dicembre 2012 13:06

Un episodio che sicuramente dividerà l’opinione pubblica quello che ha avuto luogo la sera del 19 dicembre, nel piazzale antistante la stazione di Acilia, nel Tratto Roma-Lido. G., una ragazza, ha salutato una sua amica con un bacio sulle labbra, in un’area molto visibile alle telecamere di sorveglianza. Un carabiniere in servizio, che ad una distanza di almeno cento metri si trovava dietro i tornelli, si è avvicinato alle due ragazze gridando loro che quello che avevano fatto era uno schifo ed una vergogna e che “due femmine certe cose è meglio che le vanno a fare di nascosto”. La colpa delle due giovani, dunque, sembra essere quella di essersi salutate in maniera troppo “appariscente”, cosa che però, probabilmente, sarebbe passata del tutto inosservata se a salutarsi con un bacio sulle labbra fossero stati una coppia di fidanzati eterosessuali.

Questo è quanto affermato in una nota da Imma Battaglia, presidente di Gay Project. Nel comunicato si legge:

Alla richiesta ferma di G. di motivare quel comportamento, il carabiniere ha reagito chiedendo i documenti alle ragazze. Dopo averle trattenute per circa venti minuti, ha minacciato di denunciarle per atti osceni in luogo pubblico. ‘Ormai so chi siete’ ha intimato; G. si è quindi rivolta alla caserma di Acilia, che però era chiusa. Al citofono gli agenti le hanno risposto che non erano tenuti a comunicarle le generalità del carabiniere in servizio. I nostri avvocati hanno allora consigliato alla ragazza di sporgere denuncia presso la caserma di polizia di un’altra zona, cosa che G. ha fatto ieri sera.

Continua Imma Battaglia:

Sarebbe tempo di porre fine per sempre a queste vicende lesive della dignità e della libertà delle persone: non solo offendono i gay, le donne e tutti i cittadini. La grave ignoranza omofobica di un solo agente rischia di screditare l’immagine di tanti colleghi impegnati ogni giorno nella pubblica sicurezza. Questa spiacevole occasione mi offre ancora una volta il pretesto per ribadire quanto fondamentali e necessarie – in tutti i sistemi e a tutti i livelli – siano azioni di sensibilizzazione e di educazione all’inclusione delle differenze, come ad esempio corsi di aggiornamenti alle forze dell’ordine affinché non confondano i veri atti osceni con gesti d’affetto leciti e dignitosi. Di fronte all’atteggiamento rilassato e senza difese di due persone che si salutano, l’attacco immotivato da parte di un agente in divisa si configura come un abuso di potere a sfondo omofobico. Per questo sono necessarie azioni di formazione e perciò chiediamo un incontro con il dirigente di riferimento. Un bacio è un atto d’amore. Ad essere oscene in ogni luogo pubblico sono sempre e soltanto la violenza e la discriminazione.

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