Padre di suicida querela Fornero: “Choosy? Offende una generazione”

Norman Zarcone, laureato, lavorava 12 ore al giorno per soli 25 euro. Le parole della Fornero per il padre sono un insulto a giovani e precari disperati.

di Stefania Calabrese 3 novembre 2012 13:29
Elsa Fornero

Cara Fornero, ti querelo perché in quel “choosy” ho sentito pulsare ancora vivido il dolore per la morte di mio figlio. Perché con quel choosy, caro ministro, mio figlio viene ucciso ripetutamente”. Queste la parole con cui Claudio Zarcone annuncia la querela nei confronti del ministro del Lavoro.

 
Claudio Zarcone è il padre di Norman, un dottorando che nel 2010 si è tolto la vita a 27 anni lanciandosi nel vuoto dal settimo piano della Facoltà di Lettere di Palermo, dove si era laureato in Filosofia della conoscenza e della comunicazione con il massimo dei voti, per protesta contro le baronie universitarie.
Con il suo tragico gesto, Norman è diventato il simbolo della lotta alla precarietà e all’incertezza che attanaglia i giovani e soffoca le loro aspirazioni lavorative. All’epoca della sua morte, il padre Claudio non esitò a parlare di “omicidio di Stato” e oggi è pronto ad intraprendere una battaglia giudiziaria nei confronti del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, la quale ha definito i giovani “troppo choosy”, ovvero schizzinosi, nella ricerca della posizione lavorativa.

“Non è più concepibile – ha dichiarato Zarcone – che esponenti del governo continuino ad usare tale terminologia riferendosi ai nostri giovani, poiché viene offeso il percorso individuale, umano e professionale di un’intera generazione di talenti che non godono di particolari garanzie o di un nome altisonante”.

Nel testo della querela, il padre di Norman Zarcone fa esplicito riferimento alle parole di disapprovazione che spesso i giovani si sono visti affibbiare da diverse personalità politiche, da “bamboccioni” a “sfigati”, a “choosy”, parole con le quali, secondo Zarcone, “tutta la sua generazione (e non solo) viene delegittimata, frustrata e mortificata”.

 
Non sempre i giovani preferiscono vivere con i genitori per comodità, né sono esageratamente schizzinosi, spiega ancora Zarcone, raccontando che suo figlio, ad esempio, si era adattato a fare il bagnino a 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro: il suicidio di Norman va letto invece come un chiaro messaggio alle Istituzioni, “il messaggio di non piegarsi alle logiche di potere, il messaggio di non genuflettersi mai, il messaggio di meritocrazia, seguendo gli editti di giustizia e libertà”, perché i giovani hanno il diritto di chiedere allo Stato la possibilità di realizzarsi, senza per questo sentirsi delegittimati e frustrati.

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