La password di Facebook per un posto di lavoro, nuovo trend dagli USA

Le aziende ormai chiedono sempre più spesso ai propri candidati che sia fornita la password di Facebook e di altri social network per scavare a fondo nelle loro vite.

di Simona Vitale 20 marzo 2012 22:56
le aziende chiedono la password per assumere

C’è chi pur di trovare lavoro sembrerebbe essere disposto a qualunque cosa, ma anche chi intende assumere personale lavorativo non è da meno e sempre più bizzarre sono le richieste in merito. Ebbene, sembra che negli USA il trend del momento da parte delle aziende sia la richiesta della password di Facebook dei propri candidati lavorativi. Il tutto nel tentativo, sia da parte di aziende che agenzie governative, di conoscere il proprio candidato dal punto di vista di quest’ultimo: il suo.

Sempre più frequente da parte del selezionatore è l’accesso alla maggior parte dei social network del proprio candidato, per scovare nel suo passato e trovare eventuali punti deboli. Proprio per questo molti utenti hanno reso il proprio profilo, principalmente quello di Facebook, inaccessibile alla massa. Scatta qui la controproposta dell’azienda. Alcune agenzie “furbe” chiedono ai candidati di collegarsi con il computer aziendale durante il colloquio di selezione. La richiesta della password fa parte della normale amministrazione per tutti coloro che aspirano a lavorare nel mondo della sicurezza. Anche perché un eventuale rifiuto significa automaticamente essere scartati in quanto sinonimo del fatto che il candidato abbia qualcosa da nascondere.

Altre volte poi le aziende ricorrono a dei veri e propri software che permettono di accedere a delle informazioni apparentemente inaccessibili dei candidati.  Esistono infatti delle applicazioni come BeKnown che possono permettere di accedere ai profili personali, sempre se chi è in cerca di lavoro lo permette, proprio al fine di evitare la domanda sulla password. Legalmente c’è da dire che negli USA è vietato rivelare la propria password ad altri, tuttavia, come ha spiegato anche il Dipartimento di Giustizia, nessuno è mai stato perseguito per questo tipo di reato. Inutile dire che le polemiche sulla violazione della privacy si sprecano, ma di fronte alla prospettiva di un lavoro, in tempi di crisi come quelli odierni, c’è chi non si lascia sfuggire l’occasione.

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