Cittadinanza onoraria per Saviano, polemica contro i leghisti assenti

Lo scrittore Roberto Saviano è riconosciuto ormai come uno dei sintomi della lotta alla mafia, ma durante la cerimonia in cui è stato insignito della cittadinanza onoraria è stato assai duro coi parlamentari leghisti dell'ex governo Berlusconi che gliel'hanno concessa.

di Vincenzo Avagnale 19 gennaio 2012 7:57

Una pioggia di applausi ha accolto Roberto Saviano, il celeberrimo scrittore di “Gomorra“, che ha acquisito ieri la cittadinanza onoraria del comune di Milano. Il sindaco Giuliano Pisapia gli ha consegnato una pergamena ed una medaglia che attestano tale onoreficenza ed ha detto: “la cittadinanza non è solo un gesto simbolico,  ma un modo concreto di ribadire la volontà di opporsi sempre e comunque alla criminalità organizzata”.

Alla cerimonia erano presenti molti dei politici della giunta comunale, sia di maggioranza che di opposizione, ma anche attori come Neri Marcorè, Franca Rame e Dario Fo; quest’ultimo ha regalato a Saviano un bozzetto di un quadro dedicato a lui, che verrà presto esposto al Palazzo Reale durante una mostra. la cerimonia si è svolta nella Sala Alessi, che per l’occasione è stata presidiata dalle forze dell’ordine, che l’hanno blindata per tutta la permanenza di Saviano.

Non è che tutti hanno condiviso la scelta di farmi diventare milanese. Quando ho letto il comunicato di un dirigente della Lega che diceva che non avrebbe partecipato alla cerimonia non mi sono stupito, mi è parso un gesto coerente. Lo ringrazio, perché quando si difende Cosentino è molto difficile stare qui” ha detto riferendosi all’ex coordinatore pdl campano, che recentemente grazie anche al voto leghista non è stato recluso in carcere nell’attesa del processo per associazione camorristica.

Poi ha voluto ribadire che la battaglia contro le mafie si va sempre più spostando al Nord, dove la presenza dei maggiori investimenti attrae come luce per le falene la criminalità organizzata. “Qui, questa battaglia contro le mafie non ha un sapore solo morale o civile. Qui questa battaglia ha un significato centrale. Raccontare di mafia al Nord non vuol dire diffamarlo. Mi è successo di scontrarmi contro una opinione che non credevo così forte: che raccontare di mafia al nord potesse offenderlo, come se di trattasse di dare del mafioso al nord. Raccontare della mafia non vuol dire diffamare ma dare strumenti per capire e difendersi. Tanti scriveranno sulla mafia al nord, ma non si è riusciti a superare quella linea ombra davanti alle mie affermazioni.”

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