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60mila euro per controllare la posta, scandalo a Ferrara

60mila euro per controllare la posta, scandalo a Ferrara

Quando si parla di sprechi e ingiustizie, in Italia non mancano mai esempi concreti da citare. L’ultimo scandalo in ordine cronologico proviene da Ferrara, dove Alessandro Rorato, consigliere dell’Italia dei Valori recentemente passato all’opposizione, accusa pubblicamente il capo di gabinetto della presidente di provincia Marcella Zappaterra, del Partito Democratico, di percepire uno stipendio troppo elevato per le funzioni che dovrebbe svolgere. Ed effettivamente le cifre lasciano allibiti: il capo di gabinetto Manuela Paltrinieri a partire dal 2009 guadagna l’anno quasi 60mila euro lordi, “uno stipendio annuo superiore a quello di un assessore” ci tiene a sottolineare l’esponente Idv.

La delibera di riferimento che nel 2009 collocò la Paltrinieri nella categoria “C” prevede le responsabilità di “sovrintendere all’attività di segreteria e di definizione dell’agenda della presidente e curare la gestione della corrispondenza, di assistere la presidente nell’esercizio delle funzioni proprie e supportarne l’attività istituzionale, di agevolare il collegamento della presidente con gli enti esterni e i soggetti di volta in volta interessati, di svolgere attività di supporto alla presidente su problematiche di carattere generale e non di specifica competenza settoriale, di curare le incombenze della presidente come organo politico amministrativo”. Detta con parole più semplici, i compiti del capo di gabinetto sembra si riducano alla semplice cura dell’agenda della presidente e della sua posta elettronica, o almeno questo è quanto sostiene Rorato.

L’accusa è grave, anche perché la Provincia di Ferrara non naviga certo in buone acque sul versante economico: di recente è stata costretta a mettere in vendita dei gioielli come Palazzo Melli, in pieno centro storico, nella speranza di far cassa. E’ inoltre d’obbligo ricordare che il predecessore di Marcella Zappaterra, Pier Giorgio Dall’Acqua (anche lui Pd), aveva affidato l’incarico di capo di gabinetto, portavoce e responsabile ufficio stampa ad un unica persona, che percepiva uno stipendio inferiore rispetto a quello della Paltrinieri.

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