11 settembre 2001… quel giorno in cui il mondo è cambiato

di Vincenzo Avagnale 11 settembre 2011 0:01

11 settembre 2001. Una data. Un modo per identificare un momento del passato. Dieci anni fa. Quel giorno è scolpito nella memoria di molti. Alcuni di quelli troppo piccoli per ricordarsene l’hanno addirittura studiato sui libri di scuola… è storia.

Eppure non è ancora quella storia distante che si studia dai libri. È una storia viva. Una storia che ancora oggi, dieci anni dopo, continua a farsi sentire nelle mille derive che quel giorno ha lasciato nel destino del mondo. Fino al giorno 10 settembre 2001 il mondo era pressapoco così… La guerra fredda era ormai finita. Il comunismo aveva fallito ed il capitalismo avvolgeva il mondo con la sua ricchezza e con la sua indifferenza verso coloro che sfruttava per sostenersi. Gli Stati Uniti restavano come unica superpotenza globale e come tale essa imperava come un titano indistruttibile a cui tutti gli altri stati si rivolgevano per un motivo o per l’altro. L’ultimo nemico, l’Unione Sovietica, era caduto disgregandosi in numerose frazioni economicamente disastrate. Il mondo era in pace come si era temuto non potesse più accadere dall’inizio dell’era atomica. Nessuno avrebbe potuto prevedere che sotto la cenere di quella pace faticosamente raggiunta c’era un odio così forte da realizzare quello che nessuno aveva mai fatto (se si eccettua Pearl Harbor): un attacco sul suolo americano!

Questo ciò che avvenne. Quello che in seguito verrà definito lo “sceicco del terrore” Osama Bin Laden ed i suoi fedelissimi di al-Qua’ida (organizzazione terroristica di matrice islamica) finanziarono ed attuarono con 19 volontari l’attentato terroristico più distruttivo di tutti i tempi. I terroristi, tutte persone istruite e perfettamente consapevoli delle conseguenze del gesto che volevano attuare, guidati da Mohamed Atta si infiltrarono su diversi voli di linea diretti in California (due Boing 767, il volo American Airlines 77 ed il volo United Airlines 175) e li dirottarono verso 4 obiettivi che avrebbero distrutto l’invincibilità americana e destabilizzato significativamente la fiducia e l’economia del paese più potente del mondo: la Casa Bianca, il Pentagono e le Torri Gemelle.

Le quattro strutture furono scelte con la fredda determinazione di chi vuole colpire la dove sa di fare più danno. La Casa Bianca: residenza del Presidente degli Stati Uniti e simbolo di potere politico conosciuto in tutto il mondo. Il Pentagono: sede operativa da cui vengono gestite tutte le operazioni militari statunitensi nel mondo, il cuore della potenza militare. Le Torri Gemelle: edifici simbolo del complesso World Trade Center, simbolo dello strapotere economico della nazione.

Gli intenti dei terroristi si realizzarono solo in parte; infatti secondo la scatola nera del volo United Airlines 175 i passeggeri stessi si sono ribellati ai terroristi, che scoprendosi incapaci di tenerli a bada hanno vigliaccamente fatto precipitare l’aereo in un campo nei pressi di Stonycreek, nella contea di Somerset, nello stato della Pennyslvania. Un piccolo gesto eroico che ha risparmiato la Casa Bianca da una fine ingloriosa. L’aereo diretto verso il Pentagono si schiantò come previsto, ma per pura fortuna fece solo danni marginali alle strutture ed un numero limitato di morti.

La parte più tragica, quella che attraverso le immagini della CNN rimarrà per sempre impressa in milioni di individui in tutto il mondo, è quella che riguarda le Torri Gemelle. Il luogo dove il funesto scopo dei terroristi ebbe il massimo effetto.


Mi ero ripromesso di scrivere questo articolo in maniera oggettiva, evitando di parlare della mia personale esperienza, ma mi accorgo di non poterlo evitare.

Quel giorno era a casa del mio nonno materno, da poco deceduto, e guardavo la televisione mentre i miei genitori ed altri parenti preparavano la casa. All’improvviso mio zio scattò dal computer e cambiò canale con mio sommo dispiacere, ma capii subito che stava succedendo qualcosa di terribile. La stanza divenne più cupa di quanto già non fosse per quel lutto così recente. Io allora non capii bene perchè di tanta paura e stupore, ma non dimenticherò mai le parole di mia madre che vedendo in diretta il secondo aereo schiantarsi sulla seconda torre disse: “non sta succedendo davvero, sarà un film catastrofico!”

Così non era. Mentre noi faticavamo a convincerci di vedere davvero quei due colossi bruciare, a New York, come in molte altre parti d’America, si scatenava caos e panico. Durò 56 minuti la prima, 108 minuti la seconda.

108 minuti in cui il mondo cambiava per sempre. 108 minuti che hanno segnato la fine di 2974 persone. La caduta di quelle torri e la rovina che portarono tutt’intorno sarà per sempre emblema della caduta dell’umanità in una nuova era di Terrore ed insicurezza.

L’era di George Bush. Il presidente che iniziò la “Guerra contro il Terrore” e la portò in Afghanistan ed in Iraq. L’era del Patriot Act, che vide il Congresso americano approvare leggi fortemente limitative e quasi di legge marziale pur di difendere la democrazia nel “paese della libertà”! Un’era che ha visto migliaia e migliaia di soldati americani morire in un nuovo Vietnam, ma non contro soldati nelle giungle tropicali, ma contro attentatori suicida della jihad islamica (spesso ragazzini o donne) nelle città in cui volevano esportare la democrazia. L’era della prigione di Guantanamo Bay ed Abu Grahib in cui tortura necessaria e sadica si alternarono prima di essere scoperte e lentamente estirpate. L’era delle crisi economiche, iniziate con la crisi delle compagnie aeree e della frenetica corsa del prezzo del petrolio sull’instabilità dovuta alle minacce dei terroristi e giunta fino ad oggi con le speculazioni finanziarie e l’ingigantirsi dei colossi asiatici.

Adesso, dopo 10 anni, l’11 settembre 2011, possiamo dire che quest’era si sia conclusa? Bin Laden è morto il 2 maggio scorso, i suoi resti mortali distrutti per evitare che ne fosse fatta un’icona del martirio islamico. Gli americani si ritirano dall’Iraq e stanno pian piano ritirandosi anche dall’Afghanistan. Bush ha governato per i repubblicani per due mandati, ma a succedergli è stato il primo presidente afro-americano Barack Obama dei democratici. Oggi la preoccupazione principale del mondo è per l’economia.

La crisi economica ha messo in ginocchio tutti gli stati, trascinataci proprio da quegli Stati Uniti che ormai hanno perso l’immagine di superpotenza e che viene declassata dalle sue stesse agenzie economiche (Standard&Poor’s) come un paese non pienamente affidabile dal punto di vista economico. La Primavera Araba ha visto la caduta di regimi ed il traballare di altri, che ancora oggi combattono per la propria sopravvivenza come in Siria e come negli angoli più sperduti della Libia, dove il dittatore Mu’hammar Gheddafi fugge scacciato dai suoi compatrioti.

Molti sociologi e storici hanno espresso opinioni contrastanti su questa situazione, quella più diffusa (ma meno soddisfacente) è che sia troppo presto per classificare con oggettività quegli eventi e le loro conseguenze; tuttavia alcuni dicono che gli eventi degli ultimi anni, la crisi economica in particolare, abbiano segnato il confine della deriva degli attentati di 10 anni fa con un sensibile cambiamento della percezione delle priorità dei paesi dall’antiterrorismo al pane che le famiglie devono mettere in tavola; altri invece sostengono che siano solo una piccola parte degli effetti collaterali di quel periodo, che al-Qua’ida non è sconfitta e continua a far dilagare le sue offensive ovunque gliene venga data l’occasione e che basterà solo abbassare un po’ la guardia per rivivere una tragedia come quella.

Oggi però, molti smettono di pensare a rivoluzioni e guerre lontane. Lasciano un momento fuggire le preoccupazioni per l’economia. Abbandonano le derive della quotidianità e riflettono. Riflettono su quel lontano 11 settembre del 2001. Una data, un modo per identificare un momento del passato. 10 anni fa. Quel giorno scolpito nella memoria di molti… Quel giorno in cui il mondo è cambiato.

11 settembre 2001… quel giorno in cui il mondo è cambiato

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